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Il progetto
Crea Lavoro nasce in un territorio del sud d'Italia con un forte
ritardo di sviluppo e diversi problemi di natura socio-economica.
Il territorio in questione è la Locride, che si affaccia
sul mar Jonio nella provincia di Reggio Calabria. La Locride è
composta da 42 piccoli comuni per un totale di circa 140.000 abitanti.
La Calabria
è una delle regioni meno sviluppate di tutta l'attuale Unione
Europea. La Locride a sua volta rappresenta il territorio più
problematico della regione. Dal campione dei giovani intervistati
per una delle ricerche del progetto ben il 70% di questi afferma
di non aver mai lavorato. La disoccupazione giovanile si attesta
attorno al 75-80%. A questo si aggiungono diversi problemi di carattere
sociale: assenza di servizi adeguati, burocrazia inefficace e inefficiente,
criminalità organizzata. Per converso si segnala una forte
vitalità del tessuto sociale ed ecclesiale, una grande voglia
di riscatto, risorse naturali e archeologiche uniche.
In questo contesto
nasce il progetto Crea Lavoro, da un'istanza pastorale che il Vescovo
mons. Bregantini ha posto nella nostra Diocesi di Locri-Gerace.
La fine di un
sistema massicciamente assistenzialistico ha reso ancora più
drammatica la situazione: prima i soldi provenivano principalmente
dallo Stato; non era un regalo perché serviva a mantenere
un sistema di clientele e ad assoggettare la gente a chi aveva il
potere, e serviva indirettamente a finanziare un mercato per le
imprese del nord. Oggi che il flusso di denaro è notevolmente
diminuito, vi è una grande crisi di denaro liquido; il tessuto
economico della Locride, basato sul commercio, sull'edilizia, sull'agricoltura
di sussistenza, porta via quella poca liquidità disponibile
e certamente non la trattiene: il diffondersi dell'usura testimonia
drammaticamente questa situazione. Dall'altro lato si apre finalmente
la via ad un'autentico riscatto del sud, che per la prima volta
si confronta che le proprie capacità e le proprie risorse
come via principale per la sopravvivenza. Il territorio però
non ha una tradizione imprenditoriale, e quindi necessita di un
sostegno paziente e capillare per facilitare la nascita di una classe
imprenditoriale e di un tessuto d'imprese capace di produrre ricchezza.
L'alternativa è il baratro, l'emigrazione, l'assistenzialismo,
la soggezione.
E' questo il
motivo per cui un'associazione che si è occupata di handicap,
disagio, pace, mondialità si è trovata ad essere promotrice
di sviluppo locale. Il primo passo che si è fatto in Diocesi
è stato quello di creare un segno, un'esperienza pilota,
che sgretolasse la mentalità fatalistica della Locride: mons.
Bregantini dice spesso che il male più grande della nostra
Calabria non è la mafia, ma il "destino", cioè
quella mentalità che ci conduce a pensare che "è
stato così, è così e sarà sempre così",
paralizzando ogni tentativo di cambiamento sul nascere. Dunque nasce
a Platì la coop. Valle del Bonamico, che in un paese "di
frontiera" costruisce una bella esperienza imprenditoriale
di produzione di frutti di bosco. Essa rappresenta un segno forte
per tutta la Locride. Comincia a sgretolarsi il muro del fatalismo.
Si inizia a pensare che forse non è poi così assurdo
e irrealizzabile avviare delle cooperative o delle imprese, che
garantiscano a sé e agli altri un'opportunità di lavoro.
A questo punto era però necessario costruire qualcosa che
tecnicamente e materialmente accompagnasse tutti coloro che avessero
"osato" credere a questa possibilità di cambiamento.
Non bastava l'informazione. Già era stato tentato di informare
organicamente il territorio sulle leggi che aiutano l'imprenditoria
giovanile. Il risultato era stato deludente. Lo stesso progetto
Policoro, che è stato molto vicino e partecipe alla nostra
esperienza di servizio tecnico, ma anche Pastorale in Diocesi, ha
insegnato che era necessario dotarsi anche di strumenti concreti
da offrire ai giovani. Non basta informare, bisogna anche aiutare
ad utilizzare l'informazione, a formare i requisiti di base dell'imprenditorialità,
per tutti. E' qui che nasce l'intuizione del progetto Crea Lavoro.
Si pensava ad un servizio di accompagnamento che prendesse per mano
i giovani con la volontà di mettersi in proprio e li seguisse
finché non erano capaci di camminare con le proprie gambe.
Un servizio che si servisse anche di una "cintura" di
esperti, persone, imprese, servizi, che, ognuno con il proprio ruolo
e in base alle proprie competenze, intervenisse in maniera sussidiaria,
al momento giusto, in questo cammino. Era nato il progetto Crea
Lavoro.
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