By webmaster Mercoledì, 09 Novembre alle 10:05:32
Pubblichiamo qui di seguito l'intervento di Vincenzo Linarello al convegno
regionale "Etica e Sviluppo Locale in Calabria" tenutosi ieri 7 novembre a
Roccella Jonica.
chi siamo
Avevamo pensato questo convegno prima dell'omicidio del vice-presidente del Consiglio Regionale. Oggi, purtroppo, assume ben più profondi significati. Ma non snatura l'obiettivo principale che ci eravamo dati, anzi...
Il pretesto per incontrarci ci è stato offerto da questi due importanti
progetti Equal della Locride. Ma – come ci è stato
insegnato – i progetti o si incarnato nelle realtà
socio-economiche reali del territorio o probabilmente servono più
a chi li realizza che ai destinatari. È per tale ragione che,
avviando questi progetti, dobbiamo anche affrontare il tema
“Etica e Sviluppo Locale in Calabria”.
Ma chi anima oggi questo convegno? Da chi nasce l'esigenza di questa riflessione?
Nasce da una realtà che in questi anni, con discrezione e
abnegazione, ha contribuito a creare lavoro, sviluppo e integrazione
sociale in Calabria. Un movimento di laici ispirati cristianamente e
impegnati a costruire sviluppo e giustizia sociale. E cioè:
- il Progetto Policoro, impegnato nelle Diocesi calabresi in un'azione della
Chiesa Italiana che vede Pastorale del Lavoro, Pastorale Giovanile e Caritas unite insieme per aiutare i giovani disoccupati
a crearsi opportunità concrete di lavoro (www.progettopolicoro.it).
In Calabria il Progetto Policoro ha avuto una storia di grande vivacità e di lusinghieri risultati, dando vita a decine di
iniziative imprenditoriali in quasi tutte le Diocesi;
- tutte le realtà nate dal Progetto Policoro Calabria: le imprese e le cooperative
promosse dagli animatori di comunità, le cooperative che stiamo avviando nella maggior parte delle Diocesi calabresi e che si
specializzeranno in promozione d'impresa, politiche attive del lavoro e inserimento lavorativo di persone svantaggiate;
- la Fondazione San Bruno, fondazione della Conferenza Episcopale Calabra,
che ha come scopo promuovere politiche attive del lavoro efficaci, su tutto il territorio regionale, favorire la nascita di nuove
cooperative, facilitare l'accesso al credito. La Fondazione San Bruno è, in pratica, uno strumento formale e strumentale del Progetto Policoro in Calabria;
- tutto il movimento per il lavoro e la giustizia sociale strettamente legato a mons.
Giancarlo Bregantini, che nella Locride è rappresentato dalla Pastorale Sociale e del Lavoro, dalla Commissione Giustizia e
Pace, dalla Caritas, dal progetto Crea Lavoro e da tutte le cooperative e imprese create in questi anni,
dal Consorzio Sociale GOEL (consorzio di cooperative sociali aderente a CGM), dalla cooperativa Valle del Bonamico
(facente parte del Consorzio Sociale GOEL), dalla cooperativa Agrinova, ecc.;
- il Consorzio CS Meridia di Cosenza (consorzio di cooperative sociali aderente
anch'esso a CGM) con tutte le cooperative da esso promosse o accompagnate in questi anni, e anch'esso impegnato con la propria
Diocesi nel Progetto Policoro;
- il Consorzio Mare Nostrum di Catanzaro, consorzio storico di cooperative sociali aderente a CGM.
i risultati
Tutto questo movimento, in Calabria, è riuscito a produrre risultati molto concreti.
Per la prima volta abbiamo tentato di fare un censimento basilare di
queste realtà; oggi ne presentiamo pubblicamente i dati
aggregati, escludendo le tante iniziative in corso d'opera che –
speriamo - arricchiranno presto i frutti del nostro lavoro:
| Numero Cooperative Sociali |
46 |
| Numero Cooperative non sociali |
25 |
| Numero di altre imprese |
81 |
| Numero complessivo di imprese |
152 |
| Numero totale di soci persone fisiche |
726 |
| Numero totale di occupati |
1315 |
| Ammontare del fatturato aggregato |
€ 16.260.000 |
L'aspetto interessante di questi dati è che non rappresentano un'aggregazione
posticcia di realtà debolmente collegate, ma bensì lo
sforzo collettivo e consapevole di tante persone e iniziative che
cercano di confluire in un unico progetto di sviluppo economico e
sociale, per i nostri territori e la nostra regione, guidato da
chiari valori etici di ispirazione cristiana. Questo per noi ha
comportato, ormai da qualche anno: incontrarsi, riflettere,
programmare azioni e strategie che vivano nei territori locali ma si
esprimano in ambito regionale; vuol dire sentirsi una comunità
di persone e imprese che agiscono insieme, guidati da una visione
comune.
Quanto è stato
realizzato è anche frutto e origine di tanti collegamenti
nord-sud e sud-sud che in questi anni abbiamo curato e
sviluppato. Oggi vi è una rete veramente ampia, a livello
nazionale, che supporta in modi diversi il nostro lavoro sui
territori:
- il Trentino, che grazie a mons. Bregantini è impegnato sul versante cooperativo, istituzionale ed ecclesiale;
- la Diocesi di Milano, con la Caritas Ambrosiana e tutto il movimento della cooperazione sociale;
- Modena e l'Emilia Romagna con la cooperazione sociale e le associazioni dei Calabresi;
- il consorzio nazionale della cooperazione sociale CGM, con i suoi 80
consorzi e 1300 cooperative sociali presenti in tutte le regioni
italiane, oggi presente anche qui in sala con tanti suoi cooperatori
provenienti da tutt'Italia e che in questi giorni hanno espresso una
grande solidarietà per questo territorio, silenziosa ma efficacissima!
- le Diocesi del nord-est e le tante Diocesi sparse in tutte le regioni italiane;
- tanti uomini politici e istituzioni che, a diversi livelli, e
spesso con grande discrezione, seguono, supportano e apprezzano disinteressatamente il nostro lavoro;
- tante realtà di cooperazione sociale operanti nelle regioni del sud;
- ecc. ecc.
Per questa ragione i risultati conseguiti sono anche la rappresentazione della
straordinaria potenza che possono esprimere rapporti di reciprocità
veri e profondi!
i valichi
Nei territori abbiamo prevalentemente camminato insieme a gente umile,
che non poteva o non voleva avere altri riferimenti al di fuori di
noi. Questo lavoro di “trincea”, con questi
compagni di viaggio, ci ha consentito di sperimentare logiche e
dinamiche che spesso sfuggono agli “ingegneri dello sviluppo
locale”, che non vengono tematizzate nei simposi della
progettazione socio-economica, che non vengono affrontate nei
documenti di programmazione. È un osservatorio molto
crudo della realtà quotidiana con cui la gente si continua a
confrontare.
Nei nostri territori non viene valorizzato chi è professionalmente
competente o umanamente capace, bensì chi è in grado di
esibire una chiara appartenenza a persone o gruppi in grado di
scambiare fette di potere, capaci di influenzare in varia misura i
nodi della vita quotidiana di ciascuno. L'appartenenza può
essere ad un determinato gruppo politico, alla massoneria, alla
'ndrangheta, ad una famiglia, ad un papà o ad un parente “che
conta”, ad un uomo di potere, a uomini di Chiesa.
L'appartenenza conta più della competenza: questa è
l'amara constatazione di molti giovani che, per sentirsi
sufficientemente valorizzati, spesso preferiscono emigrare.
Da ciò ben si comprende quella che abbiamo definita con mons.
Bregantini la “logica dei valichi”. Prendiamo ad esempio un giovane che
voglia costruirsi un'attività imprenditoriale.
- Innanzitutto, dopo aver pensato alla sua idea d'impresa, egli si pone il problema
se vi sia qualche aiuto economico pubblico. Il primo valico, dunque,
è quello di reperire l'informazione, che spesso viene
“venduta” da personaggi che in cambio chiedono denaro o
un primo assoggettamento.
- Ma non basta reperire le informazioni, bisogna anche saperle usare.
Anche in questo caso vi è chi si offre: “non ti
preoccupare, me la vedo tutto io”, che suona come una promessa
di soggezione, in quanto per tutto si dipenderà sempre da
qualcuno. Il servizio di solito è completo: ti viene
elaborato il progetto, ti viene presentato, vengono attivati tutti i
canali necessari perché finisca tra i “pochi eletti”
ammessi al finanziamento. Per un simile servizio (che bisogna
affidare alle persone giuste ovviamente) non basta certamente un compenso economico.
- Poi bisogna compiere una serie di formalità per attivare
l'impresa. Tante formalità, che possono richiedere qualche
settimana o mesi e mesi. Dipende... Da cosa? Dalle appartenenze che
si riesce ad esibire, dalle clientele che si riesce a “comprare”.
- Oggi non vi è alcun finanziamento che possa fare a meno di una
banca. Qui vi è un altro valico: non importa quanto
sia robusta la tua idea imprenditoriale, è necessario esibire
garanzie patrimoniali, di molto superiori all'anticipazione
richiesta.
- Chi sceglierà di rivolgersi ad un mercato privato
innanzitutto dovrà compiere una ricerca preliminare per
verificare se nel suo bacino di riferimento operi un'impresa gestita
da qualche mafioso o suo prestanome, pena essere destinato a
chiudere in breve tempo. Poi dovrà far bene attenzione a non
crescere troppo e divenire eccessivamente visibile, altrimenti la
'ndrangheta lo onorerà comunque delle sue attenzioni. Se
chiederà aiuti per investire nella propria azienda potrebbe
ritrovarsi con funzionari o politici pronti a presentargli liste di
persone da assumere e/o campagne elettorali da sostenere.
- Per chi si rivolgerà ad un mercato pubblico la vita
diverrà ancora più dura. Storicamente il mercato più
importante al sud è stato (ed è ancora) quello
pubblico. Si pensi che l'importo complessivo dei bandi di gara per
le sole opere pubbliche in Calabria nel 2004 ammonta a 2.422,20
milioni di euro, con una crescita del 235,1% dal 2002, una media di
1.215,19 euro annui ad abitante! (Fonte “Rapporto 2004
opere pubbliche” Regione Emilia Romagna) La competizione,
in molti casi, non è generalmente fondata solo sulla qualità
della fornitura, quanto piuttosto sulla qualità e quantità
dei patrocini clientelari o su legami alla 'ndrangheta. In questi
casi il libero mercato diventa un concetto puramente teorico. Quasi
nessuno viene risparmiato, nemmeno le cooperative sociali, a volte
anche per poche migliaia di euro. Se le somme di denaro sono ingenti
il rischio è di vedersi comunque richiedere, più o
meno tacitamente:
- tangenti;
- liste di persone da assumere;
- pacchetti di voti;
- scambi di favori.
Ovvero combinazioni plurime di questi elementi proporzionati agli importi in gioco.
Certo, non sempre e non tutto è così. Ma le eccezioni abbiamo
il timore che siano divenute sempre più rare ed i settori
entro cui valgono queste regole sempre più ampi. Essere onesti
in questo contesto diviene un'anomalia.
La libera concorrenza e il libero esercizio d'impresa divengono
comportamenti eroici.
i poteri
Nella Locride abbiamo constatato che la gente condivide profondamente il
nostro percorso e la proposta culturale che fa mons. Bregantini.
Però notiamo anche una forte resistenza al cambiamento dei
nostri sistemi locali: non solo della gente comune, anche
dell'economia, della politica, delle istituzioni, ecc. Molta gente è
chiusa in una morsa paralizzante: da un lato vi è una
disponibilità al cambiamento dall'altro c'è qualcosa
che la costringe a fare esattamente il contrario di ciò che
vorrebbe, conformandosi docilmente ai meccanismi sociali che magari
rifiuta o rigetta.
Sembra che le problematiche non siano determinate solo da un certo tipo di
cultura o di mentalità ma anche e soprattutto da alcuni
“sistemi di potere” o – per dirla
cristianamente – da “strutture di peccato”, che
assoggettano la gente attraverso le esigenze di sopravvivenza quotidiana.
Quando il potere si fa così pervasivo, tale da controllare tutti gli
snodi più importanti della vita quotidiana, come si fa a non
assoggettarsi e dire di no alle logiche mafiose e clientelari?
Come si fa a dire di no quando devi trovare un lavoro ad ogni costo per
mandare avanti la tua famiglia e crescere i tuoi bambini?
Come si fa a dire di no se un tuo caro rischia di crepare in un letto d'ospedale?
Come si fa a dire di no se l'alternativa è buttare la tua famiglia e i tuoi figli nella paura e nel terrore?
Come si fa a dire di no se devi assolutamente ottenere un prestito, un certificato, un'autorizzazione perché la tua impresa non chiuda?
Come si fa a dire di no se sai matematicamente di essere escluso senza una buona raccomandazione?
Il clientelismo è spesso un percorso di “sopravvivenza”
per la nostra gente, in una realtà pervasivamente dominata da
queste logiche. Così ogni occasione è buona per dir
grazie a qualcuno, sia che uno abbia o non abbia titolarità ad ottenere ciò che chiede.
Questo sistema non credo sia casuale. Non è neanche
semplicisticamente il frutto di una cultura distorta. È un
sistema di potere strutturato, spesso pensato consapevolmente, per
estorcere denaro e/o consenso dalla gente. I soggetti di questo
potere, pur a livelli e con modalità differenti, sono: la
'ndrangheta e le massonerie deviate con tutto l'indotto di cortigiani,
consorterie varie e comitati d'affari, non organici ma spesso collusi.
La 'ndrangheta per molti ambienti rurali, per molti ceti
popolari, spesso rimane l'unica fonte di appartenenza ad accesso
(apparentemente) gratuito. Al contrario di ciò che si pensa
non è solo il denaro che spinge ad affiliarsi, ma anche e
soprattutto l'idea distorta del “rispetto”. Dietro le
lusinghe del denaro e del “rispetto” si cela una vita
d'inferno: si vive nella tensione e nella paura continua, vi è
un'altissima probabilità di finire ammazzato, tanti anni della
propria vita a volte sono trascorsi in carcere, non si vedono i
propri figli crescere, quello che si guadagna lo si spende in
processi e avvocati; si viene rispettati solo per paura e quasi mai
si ha un'amicizia vera.
Al rispetto della 'ndrangheta noi contrapponiamo la rispettabilità
che proviene dall'onestà e dalla capacità di fare del
bene. Proponiamo ai mafiosi quindi di dissociarsi, siamo disponibili
ad accogliere le persone detenute o ex-detenute “scaricate”
dalla 'ndrangheta, non più “funzionali”, e ci
impegneremo – con il sostegno pubblico - ad offrire un lavoro
onesto, forse più modesto, ma che consenta loro di guadagnare
e spendere i soldi vivendo in tranquillità, crescere i loro
figli senza rischi e continui abbandoni. Per non divenire servili nei
confronti di chi detiene il potere proponiamo loro di far rete e far
valere insieme i propri diritti.
Sulle massonerie deviate ovviamente pende l'evidente illegalità.
Ma anche il mutuo-aiuto e la solidarietà esclusiva (cioé
che esclude gli altri) tra i “fratelli”, nella massoneria
legale, pone grossi problemi etici in Calabria: possiamo, infatti,
ammettere la possibilità teorica di una reciprocità tra
membri della massoneria a Milano, dove esistono molti imprenditori
che legittimamente possono usare i propri beni privati per aiutare
chi desiderano. Ma, in una regione dove il potere da “scambiare”
viene principalmente dalla dirigenza o dall'amministrazione della
“cosa pubblica”, come è possibile aiutare un
“fratello” senza violare la legge o l'etica della
pubblica amministrazione? Come si comporterà, ad esempio, un
massone se dovrà esaminare una richiesta, un progetto
presentato da un suo “maestro” o da un suo “fratello”?
L'appartenenza massonica, inoltre, comporta un clima di segretezza – o
“stretta riservatezza” - per gli iscritti, con il rischio
di divenire strumento di strategie ad essi ignote. Così come
lascia fortemente perplessi anche “la necessità di
separare la realtà del lavoro di Loggia da quella profana”.
Alla solidarietà tra i “fratelli” noi contrapponiamo il
concetto di “bene comune” che guarda a tutti, massoni e
non, che anzi si rivolge prioritariamente a chi è più
debole, a chi ha meno potere, a chi non ha la possibilità di
ricambiare in alcun modo, e lo fa non in un'ottica di beneficenza ma
di pari diritti, pari opportunità, pari dignità.
Alla segretezza o riservatezza noi contrapponiamo l'apertura, chiara,
sincera, trasparente, verso tutti, ancor di più se si
ricoprono responsabilità pubbliche o private. Le appartenenze
vere sono da scambiare, confrontare, rendere pubbliche, in quanto la
diversità è fonte di ricchezza e non di turbativa del
“percorso iniziatico”. Altrimenti il rischio è di
divenire una sorta di “club degli insicuri”, e non un
momento di crescita laica, intelligente e aperta.
Questi ragionamenti di carattere generale, che valgono ovunque, diventano
ancor più stringenti in una regione dove alcuni approcci
culturali possono essere facilmente fraintesi e strumentalizzati.
Questo non vuol dire che nelle massonerie legali non possano esserci
persone che hanno nobili intenzioni o che hanno a cuore il bene
comune: è lo strumento e il metodo che è da cambiare e
siamo pronti in qualunque momento a dialogare con coloro che se ne renderanno conto.
Esistono poi le massonerie deviate, che sanno colpire a morte senza sparare, a
volte anche servendosi di strumenti legali e di inquisizioni
punitive, per ledere soprattutto la credibilità di chi le combatte.
le richieste
In questi giorni abbiamo ribadito più volte che l'omicidio di Fortugno
ha un valore simbolico inquietante: si è colpito uno degli
eletti per minacciare e ricattare la politica. Con la devolution
bisogna occupare anche le Regioni. E la 'ndrangheta lo fa con la
violenza, con l'intimidazione, colludendo con la politica, con le
consorterie di affari, entrando nella massoneria (cfr. “Relazione
sullo Stato della Lotta alla Criminalità Organizzata in
Calabria” della Commissione Parlamentare Antimafia approvata il
26 luglio del 2000). La 'ndrangheta, probabilmente, aveva già
iniziato qualche tentativo di presenza diretta in ambito
amministrativo locale. Nel frattempo è cresciuta anche nella
gestione di attività legali e si è circondata di
“consulenti” che la stanno tirando fuori da situazioni di
subalternità culturale. Oggi alza ancora di più il tiro
delle pretese. Ecco perché è ormai improrogabile, a
tutti i livelli, un'efficace riforma etica e morale dei partiti e del
mondo amministrativo, anche come forma urgente di auto-tutela.
Come?
Ecco alcune proposte:
- Si dice che la 'ndrangheta chieda il conto non solo dei voti richiesti
ma anche di quelli non rifiutati esplicitamente. I partiti dunque
rifiutino pubblicamente persone e sostegni, discussi o
discutibili, nei territori e a livello regionale, non solo in
Calabria. Si pronuncino già a partire dalle prossime elezioni
politiche affermando di non voler nemmeno un voto procurato dalle
cosche o dalle massonerie deviate. Ogni partito pretenda lo stesso
atteggiamento dalle proprie sezioni locali in ogni futura
consultazione amministrativa. Espella dal partito persone,
anche a livello locale, notoriamente discusse o discutibili.
- I partiti accettino il sostegno delle massonerie solo se reso
pubblico ed esplicito. Ogni persona che vanga nominata
dirigente, assessore, o assuma qualsiasi altro incarico pubblico di
responsabilità, deve dichiarare pubblicamente ogni sua
appartenenza, in modo da dare la possibilità alla
collettività di verificare se vi siano interessi
particolaristici o un vero orientamento al bene comune.
- Le nomine espresse negli incarichi regionali comunque non esprimano
prevalentemente poteri forti e interessi particolaristici. Si
prediligano invece persone di grande competenza, di indiscussa
levatura morale, ineccepibili per il loro orientamento al bene comune.
E' importante che si capisca che l'etica non è più un
lusso in Calabria, soprattutto per la politica: non è possibile creare sviluppo nella nostra
regione senza una potente carica etica.
Alcune richieste specifi che:
- E' necessario che continui fino in fondo l'azione repressiva dello
Stato. Mi auguro quindi che i parlamentari qui presenti
continuino a chiedere conto al Governo sui risultati ottenuti in
relazione a tutti gli omicidi rimasti impuniti. Chiediamo con forza,
ad entrambi gli schieramenti, di porre la lotta alla 'ndrangheta
e alle massonerie deviate come obiettivo prioritario del prossimo governo.
- L'azione repressiva è però condizione necessaria ma non
sufficiente per combattere le mafie. E' necessario anche creare
nuove occasioni di lavoro, in particolar modo promuovendo la nascita
di piccole imprese. In questo senso abbiamo bisogno di più
strumenti, agili dal punto di vista burocratico, rigorosi sui
percorsi reali nei territori.
- Chiediamo al Governo attuale e a quello futuro ancora più fondi per
i servizi sociali (e non tagli come si paventava per il Fondo
Nazionale delle Politiche Sociali!); in particolare chiediamo un
intervento speciale sulla prevenzione delle devianze minorili e
giovanili in tutte le aree più a rischio. Al presidente
Loiero chiediamo di attivare immediatamente i Piani di Zona. Solo
così potremo evitare che la devianza non alimenti le fila
della 'ndrangheta.
- Le aree di collina, di montagna e le zone rurali debbono essere investite da piani di sviluppo che prevedano
l’intervento privilegiato della cooperazione e dell’associazionismo imprenditoriale.
- Non è più tollerabile la mancata attuazione della legge
regionale sulla cooperazione sociale da sostenere come momento importante di sviluppo locale.
- Vorremmo che la sanità regionale fosse restituita al controllo
pubblico, ridimensionando lo strapotere dei privati e valorizzando
semmai il privato sociale, negli ambiti che gli competono per tradizione e competenza.
- Chiediamo a tutti di valorizzare la cooperazione sociale di tipo B (le
cooperative che fanno inserimento lavorativo di persone
svantaggiate) che rappresenta una vera risposta al bisogno di
sviluppo socio-economico dei nostri territori. Vi sono, in
particolare, tre caratteristiche che questa modalità
d'impresa adatta a favorire lo sviluppo locale: 1. una cooperativa
sociale è espressione della comunità locale e, dunque,
palestra di partecipazione e di cittadinanza attiva;
2. è una scuola di alta imprenditorialità, in
quanto rendere sostenibile una cooperativa sociale di tipo B è
molto più difficile che far quadrare i conti di una normale
impresa; 3. la cooperazione sociale è uno spazio di
integrazione e solidarietà capace di includere persone
che altrimenti verrebbero inevitabilmente escluse dal mercato del
lavoro, alimentando il disagio da cui attinge la 'ndrangheta. Ma le
cooperative sociali di tipo B, al momento, paradossalmente, sono le
imprese più penalizzate dagli aiuti di stato. Quindi al
Governo chiediamo ulteriori strumenti di sostegno per questo
formidabile strumento di imprenditorialità e integrazione.
Alla regione e a tutti gli enti ad essa collegati (quindi anche le
ASL) chiediamo facciano l'opzione politica di riservare ad esse 1/3
delle forniture di prodotti o servizi, magari a fronte di una
verifica della qualità sociale più rigorosa per
prevenire possibili strumentalizzazioni.
gli impegni
Detto ciò, non vogliamo certamente apparire come coloro che
denunciano o propongono senza mettersi direttamente in gioco. Quanto
abbiamo realizzato e i costi che abbiamo pagato dovrebbero essere già
sufficienti a sgombrare il campo da tale sospetto. Ma oggi proviamo
nuovamente a riproporre la nostra disponibilità.
Se si ritiene di riconoscere e valorizzare questo nostro movimento,
ovviamente alle condizioni di trasparenza e moralità che
abbiamo appena chiesto, siamo disponibili a offrire la nostra
esperienza e le nostre competenze acquisite sul campo, a mettere
a disposizione la nostra rete regionale e nazionale di supporto,
anche per sviluppare partenariati utili e interessanti. Siamo
disponibili a lavorare insieme per un'efficace programmazione
regionale e locale che riguardi le politiche sociali e sanitarie, il
volontariato, le politiche attive del lavoro, la formazione
professionale, lo sviluppo locale.
Ribadiamo il carattere non strumentale della nostra disponibilità.
Abbiamo solamente a cuore che l'intervento pubblico sia veramente
efficace ed efficiente, in una situazione in cui tantissima gente non
può più permettersi il lusso di aspettare o sperare in
soluzioni future.
Alla gente che è venuta in forze a questo convegno, che crede
profondamente nell'esigenza di una riforma etica della politica, che
pensa che in Calabria si debba costruire una classe dirigente che
concili efficacia ed eticità, proponiamo di creare una rete,
un movimento regionale, fatto di persone libere, trasparenti,
coraggiose, anche di diversa estrazione politica e confessionale.
Questo movimento non dovrà porsi obiettivi ampi o progetti di
sviluppo per la Calabria, ma dovrà avere a cuore un solo
obiettivo, prerequisito indispensabile per tutto questo: promuovere
nuova classe dirigente per favorire la democrazia e la libertà.
Chi di voi è interessato a partecipare e confrontarsi in
questa direzione lo segnali all'uscita alla nostra segreteria. Vi
ricontatteremo fra qualche mese, dopo le prossime consultazioni
elettorali!
Roccella Jonica 7 Novembre 2005
Vincenzo Linarello